Emangiomi infantili: facciamo il punto

In questo articolo trattiamo un tema molto diverso rispetto a quelli che di solito trattiamo: parliamo, infatti, di emangiomi infantili e lo facciamo per favorire la conoscenza di queste neoplasie che colpiscono i bambini. Gli emangiomi sono tumori benigni che insorgono più comunemente nell’età dell’infanzia. Consistono in neoplasie vascolari benigne che si manifestano a causa della rapida proliferazione delle cellule endoteliali.

Secondo le statistiche finora pervenute, circa il 20% degli emangiomi nel corso della loro fase di crescita può dare luogo a complicazioni, solitamente locali, con compressione o ostruzione di organi importanti come occhi, naso, bocca e vie aeree.

I grandi emangiomi, in particolare quelli facciali, possono alterare in modo irreversibile le strutture anatomiche e sebbene il dato riveli che la riduzione progressiva sia possibile a partire da una certa età, è comunque necessario intervenire sin dagli albori e con scrupolosità al fine di prevenire le complicazioni prima accennate.

Nel nostro Paese il tasso di neonati colpiti da tale affezione ammonta al circa 4-6% delle nascite e nel 10% dei casi, la localizzazione dell’emangioma può determinare delle lesioni anche molto serie che possono a loro volta intaccare la salute del paziente dal punto di vista non solo estetico ma anche psicologico.

Mai come in questo caso è di fondamentale importanza quindi una diagnosi tempestiva al fine di appurare se dietro eventuali banali macchie rosse si celi in realtà un emangioma infantile.

Quanto alle cause queste sono ancora ignote, non vi sono dati medici certi, ma l’incidenza dei casi fino ad ora registrati lascia aperta l’ipotesi che possano insorgere a causa dell’età materna avanzata, sesso femminile del nascituro, razza caucasica, nascite premature e provenienza da gestazioni multiple.

Come si curano gli emangiomi

Il trattamento più comunemente implementato nel caso di emangiomi infantili fino a qualche anno fa era il trattamento a base di glucocorticoidi ma negli ultimi anni il progresso scientifico ci ha condotto verso nuovi rimedi tra cui spicca la cura a base di propranololo.

Il propranololo consiste in un betabloccante capace di limitare la proliferazione dell’emangioma e al tempo stesso di favorirne gradualmente la regressione. La sua efficacia è a dir poco straordinaria, ha funzionato per ben il 90% dei pazienti che vi si sono sottoposti ed è un dato assolutamente incoraggiante in quanto supera l’era delle vecchie cure a base di cortisone la cui efficacia non solo era nettamente inferiore, ma comportava numerosi effetti collaterali per i pazienti.

L’introduzione di questo farmaco ha rivoluzionato tutto l’impianto clinico relativo al trattamento degli emangiomi infantili e l’unica raccomandazione è un intervento tempestivo per mezzo di una diagnosi precoce. L’individuazione della patologia consentirà l’implementazione di una terapia sistemica in bambini di età compresa tra le 5 settimane e i 5 mesi d’età.

In cosa consiste la cura a base di propranololo?

Il propranololo 3.75mg/ml soluzione orale in generale, deve essere somministrato due volte al giorno a distanza di 9 ore durante o immediatamente dopo il pasto.
La dose giornaliera viene somministrata al bambino usando una siringa orale fornita con il farmaco. È possibile somministrare la soluzione al bambino direttamente dalla siringa o miscelarla con una piccola quantità di latte o succo di frutta.

È auspicabile che la cura a base di propranololo venga avviata in concomitanza di quella fase definita proliferativa dell’emangioma, che normalmente raggiunge il suo apice di espansione intorno ai 4 mesi di età, anche se può durare fino agli 8-12 mesi, specie nel caso in cui l’emangioma abbia una componente sottocutanea.

Per i trattamenti tardivi, avviati cioè successivamente alla fase proliferativa, la comunità scientifica internazionale sostiene che la cura debba essere somministrata fino a quando non si ottenga il risultato migliore possibile.

Ad ogni modo è da tenere sempre in considerazione che deve essere il medico di famiglia o il dermatologo a seguire passo-passo la terapia.

 

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